Quel milione di agnelli sacrificati per il rito pasquale
di OSCAR GRAZIOLI
Alcuni Pontefici, già nel passato, si sono espressi a favore di una maggiore coscienza civile nei confronti dei diritti animali, ma nessuno era giunto a condannare gli allevamenti intensivi industriali, come ha fatto Benedetto XVI. La Peta, associazione nota per le sue campagne a favore del benessere animale, sta lanciando un'iniziativa nella patria del Papa, la Germania, volta a sensibilizzare la popolazione contro certe pratiche crudeli, quali la produzione del patè di fegato grasso d'oca. L'associazione aggiunge citando il Papa che « l'uso industriale di queste creature, le oche, per la produzione di fegato e i polli, ridotti a mere caricature della loro specie, è una degradazione delle creature viventi per servire da bene superfluo, oltre che una contraddizione del rapporto tra tutte le creature presentateci dalla Bibbia » . Parole sorprendenti che lasciano intendere una profonda sensibilità di Benedetto XVI per i diritti degli animali sfruttati negli allevamenti intensivi non come creature di Dio ma come macchine da sostituire rapidamente. L'allevamento intensivo è dunque in contraddizione con la compassione cristiana. La Peta ha forse forzato un po' le parole del Papa pretendendo che da loro sgorghi un richiamo verso una dieta vegetariana, mentre è assai più probabile che il Papa intendesse sottolineare che « anche gli animali sono creature di Dio » e come tali non meritano di essere crudelmente vessate per soddisfare le nostre gole. Questa presa di posizione avviene a ridosso della Pasqua. L'usanza del sacrificio pasquale ci riporta alla realtàdi oltre un milione e mezzo di agnelli, molti dei quali provenienti dall'Est Europa dopo viaggi allucinanti, uccisi per soddisfare una tradizione che di religioso non ha più nulla. Ci riporta alla realtà delle macellazioni che, per ottemperare a dettami solo in apparenza imposti dalle religioni islamica ed ebraica, causano enorme sofferenza agli animali e entrano in conflitto con la coscienza civile di una popolazione, quell'italiana, che ha fortemente voluto regole severe circa la macellazione degli animali produttori di carne. Spetterà al nuovo governo riprendere in mano questa patata bollente e ristabilire per gli animali che vanno a morire una fine dignitosa. Nel frattempo quello che possiamo fare è andare controcorrente e, se non possiamo rinunciare alla carne, non accodarci al rispetto della tradizione che vuole sia messo in tavola l'agnello, il giorno di Pasqua. Risparmiamo vite troppo giovani per essere sacrificate nel sangue di un rito più pagano che religioso. La vera festa sta nell'uovo di Pasqua e nella sua sorpresa. Torniamo bambini per un giorno.